Il Piano Faunistico è appena stato licenziato dal Consiglio Regionale e ancora non si conosce il testo definitivo. Preso atto di questa semplice verità, ribadiamo quanto già detto: appena in possesso del testo lo esamineremo nel dettaglio e daremo il nostro giudizio tecnico su quanto approvato dalla Regione. Il percorso del Piano è stato lungo, il primo testo è stato inviato in visione nel maggio 2023 per essere presentato ufficialmente nel marzo 2024. L’adozione della Giunta è arrivata nell’aprile del 2025 e quella del Consiglio nel luglio 2025. Un percorso che ha portato all’approvazione della Giunta nello scorso giugno e del Consiglio pochi giorni fa. Un sentiero lungo e tortuoso nel quale abbiamo assistito a presentazioni delle proposte e di cui abbiamo cercato di contribuire al miglioramento; che ci sarebbe stato se la politica, nella scorsa legislatura, non avesse preferito raffrontarsi con altri. Le nostre osservazioni alla prima stesura del testo sono state tantissime, incentrate sulla difesa della caccia sociale e su una maggiore partecipazione dei cacciatori alla gestione degli ATC, enti che avrebbero bisogno di una rivoluzione, non di mano libera nella gestione economica e politica. Già dagli inizi abbiamo detto no alla maggiore burocrazia e ai favori alle aziende private. Avevamo detto no alle procedure Vinca nelle Rete Natura 2000 per appostamenti (e non solo per quelli) e chiesto, cosa che Arci Caccia fa a tutti i livelli dall’inizio, cartografie puntuali delle zone “No Piombo”. Procedure Vinca e restrizioni sul piombo erano già presenti nella stesura originaria (e siamo consapevoli che siano purtroppo inevitabili vista la normativa europea), quella di cui, qualcuno, forse frettolosamente, rivendicava la paternità. Noi, fin dall’inizio ci siamo concentrati sulle cose concrete, quelle che realmente influiscono sulla vita dei cacciatori, senza ricercare clamori e polemiche, senza ingigantire minacce. Certo, ci avrebbe fatto piacere un maggior riconoscimento del volontariato dei cacciatori, sentirsi dire bravo è sempre cosa da apprezzare, ma le priorità erano altre: dare certezze ai cacciatori, sulla gestione, sui tempi e sui modi di caccia. La Toscana, per adesso, si salva nel generale disastro dei ricorsi che coinvolge Piemonte, Lombardia, Sicilia, Veneto, ecc… lavoriamo perché si continui così. Speriamo di aver portato, con gli emendamenti condivisi nella Cabina di Regia (ringraziamo tutte le forze politiche con cui siamo riusciti ad interloquire, di tutti gli schieramenti), miglioramenti fattivi ad un testo perfettibile fin dall’inizio ma di cui, appena sarà disponibile il contenuto, sarà necessario ripercorrere anche le cose buone, come la grande attenzione alla piccola selvaggina. Anzi, sarebbe opportuno, almeno secondo noi, mettere da parte le tante, troppe, polemiche di questi giorni. Il mondo venatorio dovrebbe ritrovare un po’ di unità e cercare di affrontare insieme le sfide del Piano nell’interesse di tutti.
Certo, di come si è svolta questa vicenda, alcune cose ci preoccupano, infatti, forze che in aula hanno richiamato più volte alla centralità della scienza, alla prova dei fatti, sono riuscite a far passare posizioni più in voga tra le “gattare” che nelle università. La chiusura della caccia alla volpe in tana nel mese di gennaio per la tutela dei piccoli parla da sola. Basta digitare su internet per scoprire che: “Il periodo di riproduzione è molto variabile e cambia secondo la latitudine: in Italia ha luogo in inverno, tra dicembre e febbraio. I parti avvengono generalmente tra marzo e aprile” (wikipedia). Ci saremmo aspettati di più da rappresentanti delle istituzioni che al di là di 1 vale 1, almeno negli slogan, proclamavano il primato della competenza sulla “semplice politica”.
Per completezza, riproponiamo, comunque, le nostre posizioni precedenti su questo tema:

