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ARCI CACCIA SIENA: PROPOSTE PER LA FAUNA STANZIALE PDF Stampa E-mail
venerdì 29 gennaio 2010

Di seguito pubblichiamo integralmente il testo di un documento approvato dalla Direzione provinciale dell'Arci Caccia di Siena per il rilancio della gestione della piccola fauna stanziale ed in particolare il fagiano.

CRISI DEL FAGIANO

Gli anni della nascita degli ATC, con il periodo entusiasmante che ne è seguito in cui la nostra Provincia si è resa protagonista di una buona gestione venatoria, stanno lentamente declinando in una delusione di quanti credevano che la macchina, una volta messa in moto potesse andare avanti da se all’infinito.

 

In questi anni le condizioni ambientali sono mutate, l’Agricoltura e il modo di praticarla è cambiata, il mondo venatorio si è fortemente ridotto numericamente e con lui la forza lavoro spontanea e gratuita del volontariato, le risorse economiche disponibili si sono assottigliate trasformando la possibilità di investimenti e progetti a medio lungo termine che abbiamo avuto in quegli anni, nella sola possibilità di oggi di un faticoso mantenimento di quanto abbiamo, se non della pura sopravvivenza .

 

 

Inoltre e qui dobbiamo fare un po di autocritica, negli ultimi anni siamo stati assorbiti troppo dai problemi creati da quelle specie selvatiche in sovrannumero quali cinghiale ed ultimamente capriolo facendoci discutere e litigare con i nostri alleati agricoltori e aimè anche tra di noi.

Nel frattempo la macchina ha rallentato sempre di più, quest’anno a giudicare dal livello di lamentele dei cacciatori forse abbiamo toccato il livello più basso, sicuramente un livello non usuale in un territorio abituato all’eccellenza che non si rassegna alla mediocrità.

In particolare, il fagiano e stata la specie che, certamente per una serie di concause ha sofferto maggiormente, fino ad arrivare a livelli estremamente preoccupanti.

Da qui dobbiamo ripartire, subito senza perdere tempo, la nuova legge Regionale sta diventando realtà, seguiranno nuovi regolamenti ed il nuovo Piano Faunistico Venatorio, non possiamo assolutamente perdere questa occasione, se vogliamo un rilancio un vero, un rilancio fatto di progetti e risultati concreti.

Certo la realtà si scontra subito con le risorse economiche e con i mezzi che oggi abbiamo, sicuramente ci troviamo a lavorare in un contesto più difficile di quello di 16 anni fa, ma anche con maggiore esperienza e consapevoli degli errori commessi, sicuramente aperti a buoni consigli, pronti a valutare attentamente altre esperienze ma anche assumendoci responsabilità di scelte non sempre facili.

E’ in questa direzione che si collocano le nostre proposte per il rilancio di una specie di primaria importanza per il mondo venatorio e stasera vorremmo provare a dare il via a quest’opera di rilancio collaborando per questo obbiettivo con le Istituzioni in particolare L’Amministrazione Provinciale e cercando il sostegno di tutta la nostra Associazione stasera presente a tutti i livelli.

Come fare?

1. Nel mondo venatorio della nostra Provincia si parla da anni dei problemi della piccola selvaggina stanziale, ed in particolare delle difficoltà del Fagiano, i cacciatori impegnati nella gestione, anche i più esperti, si avventurano nella ricerca di cause e di possibili soluzioni spesso le più diverse tra di loro evidenziando i molti dubbi e le poche certezze.

E’quindi necessario fin da subito un momento di approfondimento e di studio che coinvolga le maggiori esperienze in materia per capire meglio come indirizzare gli sforzi e le preziose risorse che abbiamo.

Pensiamo sia utile programmare nel più breve tempo possibile:

Un “CONVEGNO DI STUDIO SUL FAGIANO FINALIZZATO AD UN PROGETTO DI RILANCIO” che coinvolga Amministrazione Provinciale, ATC Senesi ed altri, Associazioni Venatorie.

Che affronti e approfondisca temi relativi a:

· Miglioramenti ambientali da privilegiare (p.es. finalizzati all’alimentazione e o al rifugio)

· Caratteristiche ottimali del territorio.

· Densità necessarie per il ripopolamento della specie.

· Cognizioni sul ripopolamento ottimale (p.es. rapporto sessi, classi di età, pratiche di lancio e pratiche di immissione di selvaggina di allevamento).

· Problemi connessi all’immissione di selvaggina allevata (p.es. malattie, problemi legati alla riproduzione, ambientamento, “effetti collaterali” negativi della pratica, eventuali esperienze positive - protocollo ARSIA).

· Problemi sanitari della specie, (principali malattie e eventuali rimedi, mortalità, sterilità).

· In generale possibili aiuti e metodologie per una specie diffusa ma in difficoltà.

2. Gli ATC, - Sono il fulcro indiscusso della gestione, e sicuramente saranno i protagonisti del rilancio nei prossimi anni, dobbiamo far tesoro delle esperienze passate e correggere le negatività emerse in questi anni, servono sicuramente maggiori momenti di unità gestionale tra gli ATC e per quanto ci riguarda tra gli ATC Senesi; pur mantenendo la loro autonomia fatta di peculiarità legate anche alla tipologia di territori e di colture agricole è necessaria una maggiore condivisione almeno per quello che riguarda i metodi di gestione, al fine di adeguare con il prossimo piano faunistico tutte le nostre strutture distribuite nella provincia alle necessità della piccola selvaggina Lepre e Fagiano.

E quindi :

· Coordinamento dei tecnici e delle strutture tecniche dei singoli ATC, sicuramente sono positivi confronti di diversi punti di vista tra tecnici, ma è sicuramente poco efficace e poco efficiente continuare per molti aspetti ad andare ognuno per conto proprio con pratiche di gestione spesso contrarie.

· Serve fare un monitoraggio completo del territorio in riferimento alla specie Fagiano, comune per comune individuando laddove questo lavoro non è stato fatto, zone ottimali di ripopolamento, il quale deve essere il più ampio e il più omogeneo possibile, con una stima concreta del numero dei riproduttori necessari per un ripopolamento soddisfacente, pianificando in funzione di questo catture, lanci di selvaggina e solo se indispensabile immissioni controllate e sicure, ammesso che ciò sia possibile.

· Serve fare un monitoraggio aggiornato di verifica delle nostre ZRC e ZRV (in base alla resa, alla gestione, alle dimensioni, alla conformazione e collocazione territoriale, alla vicinanza ad altre strutture, al controllo e presenza di predatori negli ultimi anni, al controllo e presenza di specie antagoniste Cinghiale Capriolo negli ultimi anni, alla disponibilità di volontariato e vigilanza volontaria ed infine ai risultati ottenuti in rapporto agli investimenti effettuati ) sono sicuro che in molti casi avremo risultati sorprendenti e sarà divertente confrontarli.

· Individuazione e programmazione del numero e delle relative dimensioni di strutture (ZRC ZRV) che possiamo permetterci di gestire con le risorse disponibili/ottenibili; e in funzione di questo verifica e modifica delle strutture attuali. ( è inutile per esempio continuare ad avere strutture molto grandi se poi non siamo nella condizione di gestirle e controllarle, per mancanza di fondi o di operatori, e da valutare se siano più funzionali strutture più piccole e più diffuse cercando di irradiare la selvaggina laddove non siamo in condizioni di catturarla )

· Serve attuare un Progetto di studio applicato in alcune ZRC, ma rappresentative dell’intero territorio provinciale che esamini la popolazione di Fagiano e la dinamica della popolazione negli ultimi anni: aumento o diminuzione della presenza, rapporto sessi, riproduzione , indice di natalità e sopravvivenza , fenomeni di erratismo, preferenze alimentari ed ambientali, predazione ed altri elementi di disturbo.( Un progetto simile che prevede tre rilevazioni nell’arco dell’anno e l’ausilio di rilevatori GPS è in fase di progettazione nell’ATC 19) SUBITO

3. CONTROLLO PREDATORI NELLE ZRC E ZRV

Le strutture pubbliche di ripopolamento e cattura, sono porzioni di territorio in cui gli equilibri funzionali alla riproduzione del fagiano vanno salvaguardati e mantenuti con costanza e perseveranza, anche a costo di dover intervenire senza remore per ripristinarli quando è necessario; e se è necessario, dobbiamo essere capaci di scegliere il male minore, per esempio se il numero dei predatori presenti è troppo elevato , non intervenire o tentennare con metodi definiti ecologici può rendere vani mesi di lavoro; e di solito quando ciò accade perdiamo anche una buona fetta dei nostri volontari (vera ricchezza della ns. Provincia) che se ne vanno demoralizzati e scoraggiati.

Dobbiamo quindi potenziare subito il sistema di controllo dei predatori con opportune modifiche normative questa tra l’altro è un misura assolutamente gratuita.

· Per la VOLPE , ripristino immediato dei metodi di controllo tradizionali dentro le strutture ZRC ZRV e almeno nel raggio di 1000 metri dai confini delle stesse come in passato e come avviene in altre Province ( se necessario effettuare interventi e pressioni diretti presso l’ISPRA per cercare di correggere i metodi ecologici che ci vengono indicati, siamo in grado di produrre dimostrazioni pratiche e studi effettuati che ci danno ragione).

· CORVIDI- Sburocratizzare le attività necessarie al metodo del trappolaggio.

4. CONTROLLO SPECIE ANTAGONISTE ZRV ZRC E ALTRI ISTITUTI PUBBLICI E PRIVATI

L’aumento delle specie antagoniste alla piccola selvaggina, in particolare cinghiale e capriolo non solo ha portato ad aumento di danni agricoli, ma anche danni faunistici soprattutto nei periodi della riproduzione. Quindi l’azione di eradicazione nelle zone non vocate deve essere mirata anche alla tutela delle strutture pubbliche e della loro efficienza.

In presenza di sollecitazioni continue da parte di Agricoltori, Cittadini danneggiati a causa di continui incidenti e anche dalla Prefettura l’azione di controllo e di abbattimento deve essere garantita e non possiamo rimanere inermi di fronte a ricorsi strumentali al Tar e conseguenti sospensive, come accaduto in passato.

Servono

· Provvedimenti immediati di autorizzazione al controllo in forma di battuta per la specie cinghiale e abbattimenti selettivi per il capriolo per quanto possibile anche in zone di competenza extra ATC (riserve naturali zone di protezione e demani).

· In caso di ricorso al TAR e sospensive palesemente strumentali, dobbiamo promuovere immediato ricorso al consiglio di Stato e secondo noi fare molto di più, valutare da parte della Provincia degli ATC, Associazioni Agricole e Venatorie se è il caso di costituirsi noi parte civile e fare causa a chi ha promosso la sospensiva per il rimborso di eventuali danni .

5. ZRC ZRV - Diverse zone di ripopolamento e cattura e di rispetto venatorio negli ultimi anni presentano evidenti segni di stagnazione e criticità.

il progressivo diminuire delle risorse economiche ha comportato la diminuzione degli operatori ; stiamo inoltre assistendo e di questo dobbiamo prenderne atto ad una diminuzione del volontariato; mancanza o insufficiente vigilanza con aumento del bracconaggio;

abbandono quasi totale di miglioramenti ambientali e incentivi ad una agricoltura compatibile.

· Servono autorizzazioni a scacci anche col cane prima delle pratiche agricole.

· Miglioramenti ambientali alimentari ma anche e soprattutto zone di rifugio nei periodi di riproduzione, incentivazione al mantenimento e ripristino di siepi campestri , boschetti e cespugliati, che sono in continua diminuzione.

· Incentivazione all’utilizzo alle barre di involo, al recupero delle uova e di tutti quei sistemi di salvaguardia della fauna anche con l’aiuto di operatori o cacciatori.

· Operatori coordinati anche con volontari per il controllo e la gestione costante e continuo delle strutture .

· Maggiore efficacia e coordinamento nelle operazioni di censimento e cattura garantendo i risultati pianificati.

· Vigilanza volontaria coordinata ed organizzata anche dagli ATC che funga da deterrente al crescente fenomeno del bracconaggio dentro le strutture.

6. ISTITUTI PRIVATI - AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE E AZIENDE AGRITURISTICO VENATORIE

Esse rappresentano una realtà rilevante in termini di superficie nella nostra provincia e devono svolgere un ruolo altrettanto importante nel campo faunistico venatorio, ma riteniamo per questo che sia necessaria una più puntuale verifica sulla loro funzionalità.

Già in fase di revisione del piano faunistico provinciale dei mesi scorsi la nostra Associazione aveva evidenziato alcune perplessità riguardo alle densità di selvaggina rilevate che non vengono percepite come tali dai cacciatori che frequentano i territori circostanti, ed in merito ad automatismi premiali che viste le esperienze del recente passato siamo sicuri che debbano essere riviste.

In particolare:

· Il Fagiano deve essere previsto come specie di indirizzo o aggiunto come seconda specie di indirizzo laddove la prima specie sia la lepre, anche per il fagiano sono necessari censimenti e monitoraggi per verificare la bontà dell’attività svolta, inoltre anche su tale specie si devono basare le valutazioni dell’azienda; sarebbe forse interessante una valutazione in merito alla pratica della immissione di selvaggina e del loro ambientamento svolto da sempre in queste aziende.

· Nelle Aziende ricadenti in zone non vocate, dobbiamo prevedere la eradicazione del cinghiale, ed evitare i molti fenomeni di presenza ad “orologeria”, cioè trattenere gli ungulati in periodi di caccia aperta con conseguenti abbattimenti a pagamento e poi , lasciati liberi di alimentarsi fuori dai confini con relativi danni in periodi di caccia chiusa .

· E’necessario ripensare il meccanismo premiale che prevede aumenti automatici di superficie in caso di buoni risultati di gestione. Tale meccanismo è destinato ad aumentare conflitti con il mondo venatorio e a creare nel tempo squilibri di gestione, dati dal fatto che spesso aumentare la superficie senza valutare se il territorio è adatto non porta a nessun vantaggio.

7. TERRITORIO A CACCIA PROGRAMMATA

Anche il territorio libero di caccia è un elemento fondamentale per lo sviluppo del Fagiano, spesso i nostri sforzi e le nostre attenzioni lo lasciano per ultimo nella scala degli interventi urgenti, ma alcune puntualizzazioni sono necessarie.

· Intanto eradicazione cinghiale nelle zone non vocate.

· Controllo predatori nei periodi consentiti per esempio la volpe fino al 31 gennaio.

· Sensibilizzazione verso pratiche agricole compatibili.

· Anche La Provincia ed i Comuni possono contribuire programmando, sfalci di erbe lungo le strade e soprattutto fossi e corsi d’acqua in periodi lontani dalla riproduzione lasciando a macchia alcuni tratti nella parte esterna del greto dei fiumi per il rifugio di fauna oltre ad alcune piante di alto fusto sicuramente utili alla nostra causa.

8. VIGILANZA VENATORIA VOLONTARIA

Il controllo delle ZRC, delle ZRV, ed in generale ostacolare il fenomeno del bracconaggio diventano fondamentali in un quadro generale come quello sopra descritto; tutto il lavoro che riusciremo a mettere in atto deve essere accompagnato da un costante controllo.

Sono molto dispiaciuto a doverlo dire ma sono sempre più numerose le segnalazioni che arrivano in associazione per segnalare comportamenti deplorevoli da parte di ignoti indisturbati, inoltre dobbiamo purtroppo prendere atto, che la pratica di abbattimento effettuata di notte con il faro ha creato il dannoso effetto collaterale di confondere gli interventi regolari con quelli di bracconaggio.

Dobbiamo anche qui dare un segnale, serve una nuova sinergia tra Polizia provinciale e vigilanza Volontaria , di tutte le associazioni anche quelle che si divertono a beccare in fallo il cacciatore per peccati veniali ma non fanno poi così tanto per la gestione attiva.

La nostra Associazione conta più di 90 guardie Venatorie Volontarie credo sia il gruppo più numeroso in Provincia di Siena, ed è anche per questo che abbiamo la responsabilità maggiore se le cose non vanno al meglio.

Negli anni passati le guardie sono state tutte impegnate in faticosissimi interventi di contenimento in ART.37 ed in alcuni periodi dell’anno scorso sono stati messi in campo anche 20 interventi al giorno nella nostra Provincia, adesso e giunto il momento di tornare ad occuparci maggiormente di protezione del territorio e di semplice vigilanza.

La nuova convenzione siglata con la provincia incentiva proprio questo aspetto ed è questo che la nostra associazione chiederà ai suoi volontari.

· Dovremo organizzare piani di controllo nelle strutture, programmati anche a livello di ATC che consentano di non lasciare scoperta nessuna struttura non solo dal punto di vista degli interventi di contenimento ma anche dal punto di vista del controllo.

· Servono coordinamenti tra Polizia provinciale e Vigilanza Volontaria per interventi mirati in aree critiche.

Siena lì 10.12.2009

P.

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 29 gennaio 2010 )
 
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